Kafka a fumetti. Il Diario di un disperso

Kafka. Diario di un disperso

Mauro Falchetti e Luca Albanese

Becco Giallo, 152 pagine a colori, 18 euro

Pare che sulla copertina della prima edizione de Le metamorfosi, datata 1915, Franz Kafka si fosse ripetutamente premurato col suo editore Kurt Wolff affinché non commettesse il grossolano errore di mettere in primo piano il mostruoso insetto in cui il protagonista Gregor Samsa si ritrovava trasformato sin dalle prime righe del racconto; ciò che Kafka voleva era proprio l’opposto, un accenno, un’allusione, una giovane donna che, sulla porta di una stanza poco illuminata, trasalisse di terrore nello scoprire la metamorfosi dello sfortunato fratello. Altre inquietudini apportò a Kafka la copertina de Il disperso, il racconto che conteneva in realtà il primo nucleo narrativo di Amerika, per la quale Kurt Wolff aveva indugiato in una cartolina fin troppo leziosa del porto di New York. Le esitazioni e le ansie di Kafka rispetto alla rappresentazione grafica del contenuto dei suoi libri sono fin troppo facilmente spiegabili con il riferimento alla tradizione ebraica da cui lo scrittore, sia pur non praticante, mai fu diviso – e un volume frutto di una cooperazione internazionale, recentemente portato in Italia da Adelphi, raccoglie pressocché tutti I disegni di Kafka in nostro possesso, facendo luce sulla componente visiva pure inestirpabile dall’immaginario kafkiano nel suo complesso.

Raccontare Kafka in una graphic novel sembra essere così al tempo stesso un paradosso e un prolungamento, una sfida ed un omaggio ai valori e ai punti fragili dell’immaginario del grande scrittore praghese. Questa sfida è stata portata avanti con non poca originalità da Mauro Falchetti e Luca Albanese, che nel 2021 hanno dato alle stampe per Becco Giallo una graphic novel intitolata Kafka. Diario di un disperso.

Com’era inevitabile, Kafka. Diario di un disperso racconta la vita dello scrittore praghese in una costante alternanza con visioni ispirate ai suoi racconti e ai suoi romanzi. La pubblicazione prima dei Diari e poi anche delle Lettere agli amici, al suo fedifrago esecutore testamentario Max Brod e alle varie donne con cui intrecciò momenti della sua vita hanno lasciato passare una narrazione di Kafka in cui precisi eventi biografici fanno da sfondo e da ispirazione per precisi momenti della sua opera narrativa. Psicoanalizzare un autore è sempre un’opera rischiosa, ma spesso è stato Kafka stesso a dare il via a queste interpretazioni, come nel rimarcare il carattere processuale, quasi giuridico, della riunione in un hotel di Berlino che portò alla rottura del suo fidanzamento con Felice Bauer.

Kafka. Diario di un disperso di Mauro Falchetti e Luca Albanese estremizzano le capacità concettuali del disegno e della graphic novel, quelle potenzialità di concettualizzazione che il cinema in fondo non ha e che forse sono arrivate a una nuova soglia grazie alla nascita delle computer generated-images. Privo di didascalismi, privo di eccessive conseguenzialità, il racconto tratteggiato nel volume da Falchetti e da Albanese permette di muoversi senza soluzione di continuità tra la vita e le pagine di Kafka, tratteggiando alcuni frammenti dei suoi racconti e dei suoi romanzi con un tratto inaspettato, decisamente personale. Se c’è una cosa che colpisce dei disegni di Albanese è proprio questa, la solarità: pur raccontando una delle biografie più tragiche e “inconcluse” del XX secolo, pur mettendo in scena scene di racconti come La metamorfosi o Il disperso, la graphic novel si mantiene quasi sempre su tonalità chiare, che fanno risaltare con ancora più nettezza il carattere terribile di ciò che vi si racconta, vita o narrativa che sia. 

Particolarmente vivida e particolarmente riuscita è una pagina che sembra sintetizzare il supposto finale de Il processo con la chiusa fatale de La condanna e forse anche con l’immaginario de Nella colonia penale: in un exploit sacrificale, per la gioia di Calasso, nel giro di poche tavole si vede Kafka, reduce dalla rottura con Felice, assistere a un atto di barbarica violenza e forse essere lui stesso pugnalato da due misteriosi uomini corpulenti. “Quando il ferro ti trapasserà l’anima, tieni a freno il tuo occhio”, si legge nelle didascalie, “non versare sangue. Accogli il gelo della lama con quello della pietra. E attraverso questo squarcio, a seguito di questa ferita, diverrai indistruttibile”. Parole sublimi, che non ci risultano però far parte dell’opera di Kafka, né della narrativa, né dei Diari e degli altri scritti privati – a testimoniare quanto Falchetti e Albanese si siano immersi nel suo immaginario, da poter tentare una sintesi così fatale. (Ludovico Cantisani)

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