Il favoloso bestiario

(copertina)

Le Bestiaire d’ Aloys Zötl (1831-1887)

Editions du Chêne, F.M. Ricci Editore, 1979

Avete mai sentito parlare di Aloys Zötl?

Molto probabilmente no.

Il 19 Dicembre 1955 la casa d’asta parigina dell’Hotel Drouot mise in vendita centocinquanta acquarelli – con il titolo Atelier Aloys Zötl, pittore austriaco 1803-1887 – cui soggetto era: Indigeni, Etiopi, Caucasici, Eschimesi, Pappagalli, Rondini, Colibrì, Orso bianco, Orso polare, Scoiattoli, Farfalle, Coccodrilli, Pantere, Scimmie, Tartarughe, Coralli e via dicendo. La descrizione aggiungeva che gli splendidi acquarelli ricordavano i lavori del pittore e botanico Redouté e i quadri del mitico pittore conosciuto come “Douanier” Rousseau.

Quando gli acquarelli arrivano all’ Hotel Druot, Aloys Zötl è sconosciuto ma la vendita sarà un vero successo e raggiungendo prezzi considerevolmente elevati. Nella Gazzette, la casa d’asta scrive questo resoconto: “(…) una vendita di successo per degli animali che sembrano confinati in una profonda tristezza e che esercitano una strana fascinazione (…)”.

Tra i vari acquirenti, i lavori di Zötl attirarono l’attenzione di André Breton che riuscì ad aggiudicarsi, nel trambusto dell’asta, una piccola opera che raffigura una Tartaruga blu. Completamente rapito da questi lavori, Breton scriverà la prefazione per il catalogo della seconda ed ultima asta delle opere del misterioso pittore austriaco. Nella prefazione Breton ne definì così il lavoro: “il più sontuoso bestiario che abbiamo mia visto”.

Bisogna dire che all’epoca non si conosceva quasi nulla sulla vita di Aloys Zötl.

Bisognerà aspettare il 1972 e le ricerche di Vincent Bounoure per sapere qualcosa di più su questo pittore – artigiano misterioso. 

Aloys Zötl nacque a Freistadt il 12 Aprile del 1803 in una famiglia di tintori e piccoli artigiani benestanti, interessati all’arte. Attratto sin da piccolo dal disegno e dal colore sceglie, in età adulta, di seguire le orme del padre, che era mastro tintore, e si trasferirà, per lavoro, a quaranta chilometri da Eferding. 

Ispirato dall’Histoire Naturelle de Bouffon (illustratodade Sève) e da altri manuali illustrati di storia naturale dell’epoca, il metodo di lavoro di Zötl ricorda però quello di Max Ernst nel suo bellissimo libro Una settimana di bontà. Usa il “collage” non tanto come tecnica ma come modo per creare immagini nuove. Ad esempio unisce animali e sfondi in modo inconsueto ed originale, arricchendo il tutto con colori e miriadi di dettagli. 

Lo sciacallo, ad esempio, sta in mezzo a delle rovine di quello che sembra essere un antico tempio ormai distrutto. Ai suoi piedi, tante colonne spezzate. Alla sua destra troviamo un misterioso albero bianco. Tutto é sproporzionato. La lepre di mare, una specie di lumaca del Mediterraneo, è dipinta in primo piano, e sembra gigante se paragonata alle conchiglie posate sulla sabbia. Alle sue spalle dei pescatori a bordo di una piccola barca gettano una rete e ancora più lontano, sul bordo dell’orizzonte, si intravedono delle navi. 

È facile capire lo stupore e il fascino che questi lavori hanno suscitato e ancora riescono a suscitare. Questi paesaggi e queste composizioni testimoniano di una grande libertà e sono il frutto di un lavoro certosino. A differenza di Rousseau che voleva, oltre a dipingere, essere riconosciuto come pittore, Zötl dipinge per sé, come certi pittori chiamati “outsider”. Lo sguardo dello spettatore, che tanto preoccupa chi crea, qui non è contemplato, non è considerato, o perlomeno, non sembra suscitare alcuna preoccupazione. 

Molti animali dipinti da Zötl guardano lo “spettatore” come se fossero stati “colti” di sorpresa mentre erano intenti a fare altro. Altri sembrano in posa. Altri ancora ci osservano con curiosità, la stessa curiosità con cui noi guardiamo loro. Altri fanno semplicemente delle cose strane, incomprensibili ma questo non li rende meno interessanti, anzi, ne accresce il fascino. Non c’è dubbio che quando guardiamo i lavori di Zötl stiamo osservando un mondo nuovo, sconosciuto, che ha solo qualche piccolo elemento in comune con il nostro. È un mondo di fantasia e di libertà. Libertà dallo sguardo e quindi dall’umano. 

Purtroppo è impossibile vedere gli originali. A quanto pare, ogni tanto ne riappare uno durante una vendita all’ asta. Si trovano tutti in collezioni private. (Miguel Angel Valdivia)

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